Telecamere della Rai per l’Officina

Officina Marmocchi è una esperienza che piace anche alla Rai. Alessadra Parrini del Tg3 ha dedadicato un lungo servizio dal titolo Marmocchi di nome, ma cooperativi di fatto, all’esperienza della 1B

 

 

Officina Marmocchi su Rai Tre

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Non solo libri, gli studenti della Marmocchi si affidano alla cooperativa per crescere

Cooperare. È la strada scelta dalla 1B della scuola media “Marmocchi” (Istituto Comprensivo 1 di Poggibonsi) per provare a immaginare il futuro come cittadini. E stamani (18 marzo) è stato firmato l’atto costitutivo della cooperativa simulata Officina Marmocchi, un’impresa per una simulazione reale dei valori e dei principi cooperativi che nasce all’interno di Confcooperative Toscana con il supporto della Federazione delle Banche di Credito Cooperativo. Alla firma erano presenti, oltre al consiglio di amministrazione della cooperativa, anche la professoressa Silvia Cortigiano, tutore dell’iniziativa, Tina Lorusso di Confcooperative Toscana, Antonio Fusi di Chiantibanca, la dirigente scolastica Manuela Becattelli e molti genitori.

Come ha spiegato Silvia Cortigiano, «L’intento è realizzare giochi, produrre e vendere manufatti educativo-didattici nati dalle idee degli studenti che realizzano anche il prototipo prima di avviare la produzione su ampia scala». Ogni studente ha un ruolo con compiti e doveri precisi come accade agli adulti nel mondo del lavoro. «Anche se “piccoli” – continua la professoressa – è importante sapere cosa significhi lavorare, ma soprattutto cosa significhi collaborare anche quando ci sono pensieri differenti e opinioni contrastanti». La cooperativa «mette da parte differenze personali, egoismi, incomprensioni, diversità caratteriali, sociali e culturali, punti di vista divergenti che diventano elementi di forza per costruire una visione d’insieme con un comune obiettivo: il rispetto reciproco» per una crescita del singolo e della collettività. «Ogni rischio – sottolinea Cortigiano – può diventare l’opportunità per crescere. Con questa iniziativa vogliamo combattere la dispersione scolastica».

Per la dirigente, Manuela Becattelli: «Si tratta di un bell’esempio per avvicinare i ragazzi al mondo del lavoro. Una iniziativa importante nell’ottica di preparare gli studenti nella preparazione all’imprenditorialità».

Perché una cooperativa in classe. Officina Marmocchi è una cooperativa, che seppur simulata, funziona come una vera cooperativa «dove noi 26 compagni di classe, siamo tutti quanti soci», spiega la giovane presidente Silvia Clemente. «Negli incontri con Tina Lorusso di Confcooperative Toscana, ci sono stati spiegati scopi, funzionamento, finalità di una cooperativa. Durante l’assemblea dei soci abbiamo provveduto ad eleggere il consiglio di amministrazione, con le cariche di presidente, vicepresidente, tesoriere, segretario e consiglieri oltre ai documentaristi e al sindaco revisore. Abbiamo anche realizzato il marchio, scelto il nome e trovato slogan: Officina Marmocchi giochi per la mente, così imparare sarà divertente». L’idea su cui si basa l’iniziativa è quella «di far studiare i bambini in modo divertente senza l’assillo delle lezioni in classe e l’incubo del compiti a casa. Pensiamo che poter imparare attraverso un gioco da tavolo, sia possibile».

26 soci, ma tutti possono contribuire. Fondi con il mercatino dell’usato e di Natale. Officina Marmocchi nasce con un capitale sociale iniziale di 13 euro «dal momento che ognuno di noi ha versato una quota di 50 centesimi. È una base per partire, ma per mettere in pratica il nostro sogno abbiamo necessità di altri fondi. Per questo siamo aperti all’ingresso di soci sostenitori, di tutti coloro che vorranno farci sentire la propria partecipazione al nostro progetto», continua Clemente. Ma «siamo aperti alle idee di tutti per incrementare i fondi a nostra disposizione. Pensiamo di intraprendere iniziative come un mercatino dell’usato dove vendere i nostri vecchi giochi che non usiamo più e il cui ricavato andrà per l’acquisto del materiale necessario all’attività dell’Officina Marmocchi. E pensiamo anche di presentare tutti i nostri giochi realizzati durante una iniziativa a scuola da trasformare in mercatino di Natale».

I giochi per imparare a crescere: dal bullismo ai diritti delle donne, alla grammatica. Ogni gioco ha un significato diverso e nasce per uno scopo preciso, di valore sociale, di responsabilità civile, di apprendimento della lingua italiana. C’è Mafialt per fanno capire l’importanza di combattere la mafia, e Sbolla Le Bolle Del Bullo, dove il bullismo si sconfigge con un gioco, ma non per gioco. E anche Tutti Pazzi Per Il Clima dove le buone pratiche ambientali e le cattive abitudini non sono soltanto domande, ma anche risposte. E poi Paroliamo dove in gioco c’è l’apprendimento della grammatica e della lingua italiana e Sicuropoli sul corretto comportamento da tenere a scuola e fuori, Non Chiudere Un Occhio, contro la violenza di genere, quella che distrugge le donne nel silenzio. E per il futuro sono in arrivo App didattiche e istruttive.

Fanno parte della cooperativa

Adele BARTALINI,  Matteo BOCCI, Enrico BUSINI, Chiara CAPEZZUOLI, Matilde CAPURSO, Alice CERSOSIMO, Svetlana CINI, Silvia CLEMENTE, Gabriele CONTI, Samuele CORREALE, Martina D’ALESSANDRO, Elena D’AMBROSIO, Lorenzo FRATI, Manuel GABRIELE, Iman HAMIS, Elisabetta MARTELLI, Niccolò MARZINI, Alessandro MONASTA, Riccardo MONESI, Ines MORASSUT, Marieme NDAO, Immacolata PALUMBO, MariaChiara PAPACCIOLI, Edit QEHAJAJ, Samantha SANTONI, Eva TOGNAZZI

L’ARTE DI CRESCERE TRA I BANCHI

«Non dovete pensare alla scuola come a un lavoro forzato. Nessuno si sogna di costringervi a stare seduti dietro a un banco se siete stanchi, sfiniti». Parole di ministro dell’Istruzione. Marco Bussetti si confessa in una lunga intervista agli studenti-reporter della 1B, coordinati dalla professoressa Silvia Cortigiano, della scuola media “Marmocchi” del Comprensivo 1.

Qual è il suo ricordo più bello di studente delle medie?

Sceglierne soltanto uno è complicato. Gli anni delle medie sono importanti perché rappresentano una fase di passaggio: il primo anno si è ancora bambini, dopo l’esame ci si scopre adolescenti. E questo periodo, proprio per la sua natura, è tutto un avvicendarsi di esperienze stimolanti ed entusiasmanti. Ma anche di sensazioni nuove, di scoperte che non sempre sappiamo come gestire. Se proprio devo cristallizzare nella mia memoria un ricordo bello posso dire il suono della campanella a settembre. Quando dopo le vacanze ci si incontrava con i compagni e ci si raccontava come avevamo trascorso le vacanze. Ed eravamo felici perché carichi di entusiasmo. Ma anche contenti di rivederci. Credo che la scuola sia non solo il luogo deputato all’apprendimento, ma anche uno straordinario spazio di incontro, di amicizia. Entrambi gli aspetti sono fondamentali per una crescita sana. E poi non posso che ricordare con gratitudine e stima gli insegnanti che mi hanno guidato nel corso degli studi. La maestra delle elementari, Nicolina, ancora oggi continua a seguirmi. L’ho voluta con me persino all’inaugurazione di questo anno scolastico all’Isola d’Elba.

 e quello più brutto?

Brutto per quell’età? Il momento prima che cominciasse un compito in classe o un’interrogazione. La paura di non saper rispondere a qualche domanda. Ma era una sensazione che durava poco. Le verifiche sono occasioni per dimostrare cosa si è imparato, sono dei momenti per mettersi alla prova e valutare se si sta facendo bene o male. Non deve importare tanto il voto, ma come abbiamo studiato e cosa è rimasto in testa. Perché alla fine da grandi i voti non servono. Contano le conoscenze e le competenze. Che sono strumenti per vivere con protagonismo nella società. Per essere liberi.

Come è cambiata la scuola da quando lei era studente ad oggi che la vive come Ministro?

Tantissimo. Dalle cose più basilari, come l’arredamento di un’aula, fino a questioni più rilevanti che riguardano la didattica e il modo in cui i vostri insegnanti vi formano e vi educano. Potrei dirvi che nella mia classe c’era la lavagna di ardesia e scrivevamo imbrattandoci le mani di gesso. Oggi voi avete le Lim e dotazioni tecnologiche che quando ero studente io non immaginavo neanche potessero diventare parte del corredo scolastico. Semplicemente non esistevano. La nostra società in questi decenni è molto cambiata, è stata attraversata da trasformazioni veloci e radicali. E la scuola deve fare lo stesso per aiutarvi a capire cosa succede intorno a voi, per darvi strumenti per governare le mutazioni in atto. Deve cambiare un po’ pelle per far sì che possiate realizzare i vostri sogni, che sono diversi da quelli che poteva avere un vostro coetaneo 40 anni fa. Ma un punto deve rimanere fermo: va bene rivedere una certa impostazione e le metodologie didattiche, ma non deve mai mancare la qualità. E l’amore. Per lo studio, per l’approfondimento, per il lavoro che si fa nei nostri istituti.

È possibile avere scuole più attente all’ambiente come, ad esempio, avere sensori per regolare il riscaldamento?

Non solo è possibile. È necessario. E sono contento mi rivolgiate questa domanda. Perché vuol dire che andate a scuola non solo per imparare nozioni, per apprendere conoscenze. Ma anche per abituarvi a seguire corretti stili di vita. L’educazione ambientale è una delle mie priorità. Proprio qualche settimana fa ho firmato un protocollo con il Ministro Sergio Costa per predisporre attività di sensibilizzazione su questo tema. Una delle azioni previste riguarda proprio gli edifici scolastici: vogliamo qualificarli nel rispetto della sostenibilità ambientale e di una migliore efficienza energetica. È chiaro che voi siete investiti di una missione: dovete essere bravi a replicare queste buone pratiche anche a casa e negli altri luoghi in cui trascorrete la giornata. Noi vogliamo costruire per voi scuole sicure e rispettose dell’ambiente, voi dovete aiutarci a estendere questa attenzione. È così che possiamo salvare il nostro Pianeta. Tutti insieme e facendo ciascuno la propria parte.

Noi siamo una classe 2.0. Sarà mai possibile avere una scuola tutta 2.0  con wi-fi, prese per la corrente, lim?

Innanzitutto, vi faccio i miei complimenti. La vostra classe è un esempio di buona pratica che vorremmo estendere a tutto il territorio nazionale. Stiamo lavorando infatti proprio per questo. Vogliamo una scuola smart che vi prepari adeguatamente al futuro. Che sfrutti la tecnologia come alleata per favorire l’apprendimento. Nei vostri istituti,  guidati dai vostri insegnanti, dovete avere la possibilità di imparare a usare dispositivi come smartphone e tablet che fanno parte della vostra quotidianità in maniera corretta e a scopo didattico. Dovete sviluppare quelle “soft skills” che vi aiuteranno a governare i cambiamenti, magari anche ad anticiparli.

Noi abbiamo ancora i banchi tradizionali. Ma ci piacerebbero banchi  colorati e  attrezzature adatte alle classi 2.0. Si potranno mai avere?

Si devono e si possono sempre migliorare le condizioni degli spazi educativi e di apprendimento. E adeguare via via la scuola ai nuovi tempi. Come MIUR facciamo importanti investimenti in tal senso. È un processo graduale, chiaramente. Non vogliamo fare false promesse, non abbiamo la bacchetta magica. Ma voi avete anche la possibilità di personalizzare la vostra classe, renderla più “a misura” vostra. Dovete sentirvi a casa quando varcate il portone di scuola. E a casa ci si sente a proprio agio, sicuri e protetti. Noi faremo del nostro meglio. Ma per creare la giusta atmosfera di stimolo e serenità il vostro contributo è determinante.

Ci piace pensare ad una scuola con tanto giardino. Si possono avere scuole così?

Perché no. Non ci sono limiti. L’istituto che frequentate, come tutti gli altri qui in Italia, ha un “potere” che si chiama autonomia scolastica. Questo vuol dire che dirigente scolastico, insegnanti e tutto il personale lavorano per costruire una scuola e un’offerta formativa in linea con le vostre necessità e con le caratteristiche del territorio in cui vi trovate. Fate bene a esprimere i vostri desideri e le vostre esigenze.

Pensiamo ad una diversa distribuzione delle vacanze, che non

siano soltanto d’estate, ma anche durante il resto dell’anno. È possibile rivedere la distribuzione?

Il calendario scolastico risponde a delle regole che non sono però delle imposizioni o degli obblighi nei vostri confronti. Servono a farvi studiare al meglio, ad alternare periodi di apprendimento con momenti di riposo. Pensate cosa sarebbe stravolgere il piano di vacanze e magari tornare dietro ai banchi a luglio e agosto con il caldo che affatica. C’è sempre una ragione dietro le regole: servono a vivere tutti insieme bene, a migliorarci l’esistenza.

Lei ha detto di non dare i compiti per le vacanze. Può davvero convincere i professori?

Io ho dato un mio suggerimento e sono sicuro che i vostri docenti lo prenderanno in considerazione. Attenzione: questo non vuol dire che voglio che poltriate dalla mattina alla sera durante le vacanze. Dovete sfruttare questo tempo per stare in famiglia, per incontrare i vostri amici. Per fare esperienze diverse: andare al cinema, al teatro, a un museo. Le attività culturali hanno diverse forme, non necessariamente bisogna stare sempre e solo chini sui libri per imparare. Ma bisogna essere curiosi. Avere sete di conoscenza.

Ci piace pensare ad una scuola con più intervalli, più pause durante la giornata. Si potrà mai realizzare?

Non dovete pensare alla scuola come a un lavoro forzato. Nessuno si sogna di costringervi a stare seduti dietro a un banco se siete stanchi, sfiniti. Anche perché in quelle condizioni non siete neanche in grado di apprendere. L’insegnamento non è efficace. L’organizzazione della giornata scolastica è pensata per tenere in equilibrio le esigenze didattiche con i momenti di riposo vostri e degli insegnanti. Ma, in ogni caso, gli istituti hanno una propria autonomia nell’organizzare i quadri orari e i relativi momenti di stacco.

questo il pdf della lettera inviata dal ministro Bussetti alla classe e alla scuola 

 Saluto Ragazzi

Due studentesse della Marmocchi segnalate al premio Luzi

I colori di Chiara Capezzuoli e Dentro la trincea del mio cuore di Deizi Sinani sono le due poesie che sono state segnalate al premio giovanile “Firenze per Mario Luzi“. Le due studentesse della scuola media Marmocchi (Istituto Comprensivo 1 di Poggibonsi) frequentano rispettivamente la 1B e 3B ed entrambe hanno come insegnante di Italiano la professoressa Silvia Cortigiano; è stata lei a selezionare i lavori da inviare al concorso che ha dato lustro alle due ragazzine. «Chiara e Deizi hanno mostrato tutta la loro passione per la scrittura e per la poesia, una passione sicuramente coltivata a casa e che trova spazio nel lavoro quotidiano svolto in classe. Il risultato delle due ragazze ci rende tutti quanti orgogliosi visto il prestigio del premio e del poeta a cui è dedicato».

Dentro la trincea del mio cuore di Deizi Sinani è un grido disperato contro la guerra di un soldato colpito a morte: «[…] Ma ancora resisto, anche se mi duole continuare a soffrire. / Silenzio. / […] Arrivo mamma. / Arrivo. / Muoio. / Eppure ho vinto». I Colori di Chiara Capezzuoli è invece, un inno alla solidarietà. «Allora hai deciso qual è il tuo preferito? / Ora lo so / Il più bello è l’arcobaleno / Un insieme di colori / Che stanno insieme in cielo».

La premiazione dei vincitori è avvenuta il 28 febbraio, data della scomparsa di Mario Luzi avvenuta quattordici anni fa, ed è stato un vero successo di partecipazione con tanti studenti di tutta la Toscana: circa quattrocento testi inviati a concorrere che, considerata la loro qualità, hanno fortemente impegnato la giuria nel giudicare e nel selezionare. Come dicono gli organizzatori, classifiche a parte, tutti coloro che hanno partecipato a questa gara hanno vinto.

Il premio è giunto alla ottava edizione e la poesia è tornata a farsi ancora una volta, come Mario Luzi diceva, “sogno e risveglio”: stupore, espressione, riflessione, scoperta del mondo e bisogno di comunicare agli altri quella scoperta; un misto esaltante di sensazioni e pensieri,  un intreccio incandescente di immagini e musica.

 

Le due poesie

 

I colori

I colori sono tanti

Qual è il tuo preferito?

Il giallo come il sole

È bello e splendente

Ma il rosso focolare

È caldo e incandescente.

C’è il rosa

Come il viso

Il bianco

Come il riso.

L’azzurro come il cielo

Il verde come il prato.

Allora hai deciso qual è il tuo preferito?

Ora lo so

Il più bello è l’arcobaleno

Un insieme di colori

Che stanno insieme in cielo.

 

Dentro la trincea del mio cuore

Piave, ottobre 1917

Cado

a terra stremato

un assordante fischio nelle orecchie.

Poi

un ultimo  affanno

mi porta allo stremo.

Ancora resisto, 

anche se mi duole

 continuar a soffrire.

Silenzio.

Ancora vedo,

Vedo un uomo correre,

forse alleato,

 forse nemico,

ma non mi interessa.

                    

Un ultimo sguardo al cielo

e a mia madre che m’aspetta.

 

Il fucile

vicino al viso,

la bomba

nell’anima dilaniata.

Arrivo mamma.

Arrivo.

Muoio

Eppure ho vinto

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